Con la realizzazione della Pedemontana la percentuale di consumo di suolo in Brianza salirebbe a più del 60%. Percentuale che già ora, prima cioè che venga realizzata la nuova autostrada, supera abbondantemente il 50%.  Sono dati che fanno del nostro territorio uno dei più urbanizzati e cementificati di tutta Italia. Queste cifre sono state solennemente ricordate e agitate come monito dal presidente Allevi durante le celebrazioni del compleanno della Provincia in Villa Reale. In quell’occasione il presidente ha annunciato la tolleranza zero da parte del nuovo ente nei confronti dei comuni che chiederanno permessi, peraltro previsti dalle riforme urbanistiche varate in questi anni da Formigoni in Regione Lombardia, per cementificare il territorio, soprattutto quello a ridosso della futura Pedemontana. L'idea di costruire intorno alle infrastrutture non è nuova, la conosciamo molto bene: è stata presentata dalla Giunta Formigoni nella precedente legislatura e, grazie all'impegno di molte forze di opposizione, questa proposta non ha avuto seguito.

Ora Allevi rilancia per evitare, giustamente diciamo noi, che l’area intorno al tracciato sia in un futuro molto prossimo costellata da stabilimenti e capannoni, come è successo lungo la Milano Venezia.

Nella stessa occasione in Villa Reale il presidente se l’è presa in particolare con un sindaco, quello di Usmate Velate, dimenticandone però molti altri, a cominciare da quello del capoluogo brianzolo, il leghista Marco Mariani. E non è stata una dimenticanza da poco visto che il comune di Monza sta per varare un piano di governo del territorio che prevede una colossale colata di cemento da più di 4 milioni di metri cubi fatta di nuove case e centri commerciali che lascerà libere solo poche aiuole.

Il presidente ha poi dimenticato di ricordare come altri 150 mila metri cubi di nuovo cemento residenziale stiano per riversarsi sul territorio di Arcore, in terreni di proprietà del premier Berlusconi nel parco naturale della valle del Lambro. Uno scempio che il PD sta cercando di impedire a tutti i costi ma sul quale il comune interessato non sembra opporre grande resistenza. Anzi, un quotidiano nazionale a fine giugno riferiva che il sindaco avrebbe già detto sì a 1200 nuovi appartamenti di lusso, che si distribuiranno in 25 palazzine a 4 piani. Tutti i giornali hanno poi riportato a questo proposito come in comune si sia già tenuta una riunione informale addirittura alla presenza del vice di Allevi, Antonino Brambilla, non si sa bene in quale veste, se in quella istituzionale oppure di consulente di Idra, la società che ha redatto il progetto edilizio, che si occupa degli affari immobiliari del presidente del Consiglio.

Insomma, condividiamo sicuramente le preoccupazioni del presidente Allevi e lo aspettiamo alla prova dei fatti. Condividiamo molto meno, anzi per niente, gli strali mirati a un solo sindaco quando altri stanno preparando molto peggio. E comunque non è questo il punto, secondo noi. Il punto è come difendere il nostro territorio dal cemento selvaggio, tutelando l’immenso patrimonio di natura che la Brianza ancora custodisce. E un altro punto fondamentale è come fare uscire dalla morsa del patto di stabilità i comuni brianzoli, troppo spesso costretti ad autorizzare nuove lottizzazioni per poter finanziare asili e servizi sociali con gli oneri di urbanizzazione, visto che il governo Berlusconi continua a tagliare risorse. Su questo la risposta la devono dare non solo il presidente Allevi ma tutto il PDL e Lega Nord, da anni ormai al governo del Paese ma da cui più che fatti arrivano troppo spesso solo parole e annunci.

di Enrico Brambilla, segretario provinciale, e Giuseppe Civati, consiglieri regionali PD