“Sulla posizione di Amigoni, di area ciellina, direttore dell’ospedale di Vimercate, azienda sanitaria capofila nella promozione del progetto cosiddetto Teleospedale, chiediamo che sia fatta luce al più presto perché chi dirige un’importante struttura sanitaria, e in generale chi opera nella pubblica amministrazione, deve essere al di sopra di ogni sospetto e neanche minimamente sfiorato da vicende di corruzione finalizzate alla distorsione delle procedure di affidamento ai privati di appalti e servizi  e alla limitazione della libera concorrenza. Nella promozione del progetto ‘sistema televisivo outdoor’, l’ospedale di Vimercate ha svolto la funzione di capofila delle aziende ospedaliere lombarde, quindi Amigoni ha avuto un ruolo di primo”.

Lo dichiarano i consiglieri regionali del Pd Enrico Brambilla e Giuseppe Civati, a proposito dell’inchiesta su Teleospedale nella quale tra gli altri risulta indagato per turbativa d’asta Maurizio Amigoni, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate. Brambilla e Civati hanno presentato un’interrogazione insieme alla consigliere regionale Sara Valmaggi in cui si chiede conto all’assessore alla sanità Bresciani anche degli eventuali costi e dell’utilità per le strutture sanitarie di sistemi televisivi come quelli al centro dell’inchiesta.

“Nella vicenda colpisce molto lo schema – aggiungono gli esponenti Pd: un tandem tra esponenti di CL e una parte della Lega. E colpisce anche la disinvoltura con cui uno dei promotori del progetto, Alberto Uva, di area leghista che aveva lavorato con l’ex ministro Castelli, avrebbe avvicinato e proposto una tangente al capogruppo della Lega in Regione Stefano Galli e come in seguito al rifiuto di Galli, Uva, in base a ciò che leggiamo sulla stampa, avrebbe avvicinato Simone Rasetti, capo di gabinetto dell’assessore lombardo alla Sanità, il leghista Luciano Bresciani”.

“La facilità con cui sarebbero state offerte mazzette ci sembra poi un segnale molto preoccupante che a nostro parere mostra come comportamenti illegali che danneggiano la pubblica amministrazione e la libera concorrenza siano quasi ‘normali’ in certi ambienti”.