Se la legge regionale in discussione in questi giorni in commissione sanità del Pirellone dovesse passare così com’è, per le quattordici Aziende di servizi alla persona lombarde, tra cui la Gavazzi di Desio, sarebbe una vera rivoluzione. Sparirebbero gli attuali consigli di amministrazione che sarebbero sostituiti da un consiglio di indirizzo composto da due membri nominati dalla regione e tre dal comune, con poteri notevolmente ridimensionati.
Soprattutto, il vero potere decisionale passerebbe dalla figura del presidente a quella del direttore generale, la cui nomina spetterebbe alla Regione “d’intesa con il comune”, anziché, com’è ora, al consiglio di amministrazione. Tra i poteri del direttore generale, che sostituirebbe il presidente anche come rappresentante legale, la facoltà di alienare il patrimonio dell’ente. E nella norma transitoria è anche prevista la decadenza immediata e automatica di tutti i Cda all’entrata in vigore della legge, con la sostituzione entro tre mesi, tre mesi di commissariamento, dei consigli di amministrazione con i nuovi consigli di indirizzo. Se il centrodestra farà su questo punto una retromarcia, come vorrebbe la presidente della commissione sanità e assistenza, la pidiellina Margherita Peroni, rimandando la riforma alla scadenza naturale degli organi in carica, lo si capirà probabilmente tra due settimane, nella seduta del 9 febbraio quando la commissione dovrebbe licenziare il provvedimento, in tempo per l’approvazione in Aula il 14 febbraio.

Le norme che rivoluzionerebbero le Asp lombarde sono state inserite con un blitz in un progetto di legge che intende modificare i criteri e i meccanismi della compartecipazione alle rette e alle tariffe delle prestazioni sociosanitarie, come le case di riposo, le strutture per disabili e gli asili nido. Tutt’altra materia, insomma, e anche questo è motivo di forte critica da parte del Partito democratico.

“La giunta regionale vuole “commissariare” le Asp lombarde – commenta il consigliere regionale Enrico Brambilla -. La Regione vorrebbe affidare tutto il potere al direttore, un organo monocratico di propria nomina, seppure d’intesa con il comune. È un’operazione analoga a quanto abbiamo già visto fare nei mesi scorsi sui parchi e che ora ricadrà anche sulle Asp. Tra le novità c’è anche quella che il direttore avrà potere anche sul patrimonio, che è il frutto della generosità delle comunità locali. Il progetto di legge, per come si presenta ora, è un atto contrario all’interesse del territorio e dei cittadini, una norma improvvida e surrettizia. Se riusciremo a scongiurare la decadenza immediata sarà solo il punto di partenza, perché per noi l’obiettivo è lo stralcio di tutta questa parte: la discussione sulla governance delle Asp non può essere demandata ad alcuni emendamenti ad una legge che parla di tutt’altro”.