Bocciata la riduzione delle firme, il Pd annuncia un nuovo progetto di legge ad hoc.

“Se il Consiglio regionale ha finalmente introdotto la doppia preferenza uomo donna è solo per merito di una legge nazionale fortemente voluta dal Pd. Non è un mistero che la stessa proposta fu da noi proposta nel 2010 e bocciata da questa maggioranza nel 2012 e che sia stata avversata a lungo, tanto da arrivare all’approvazione solo ora, in chiusura di legislatura. Quello di oggi è un voto che premia anni di impegno convinto per la parità di genere e per favorire l’accesso delle donne nelle assemblee legislative.” Lo dichiarano il capogruppo del Pd in Regione Enrico Brambilla e la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi in merito all’approvazione, oggi in Aula, della modifica della legge elettorale regionale che introduce la doppia preferenza di genere.

“Per noi più autonomia significa più responsabilità – ha spiegato Petitti - chiediamo di più per poter poi restituire in termini di crescita del territorio”.
L'assessore spiega anche il percorso di costruzione della piattaforma portata a trattativa con il Governo: “Noi abbiamo scelto di non fare un referendum, che ci sarebbe costato venti milioni di euro, ma abbiamo comunque impostato un percorso dal basso, coinvolgendo le realtà che hanno stretto con noi nel 2015 il “Patto per il lavoro”. Si tratta di forze sociali ed economiche, realtà formative e gli enti locali. L'ultimo passaggio, pochi giorni fa, è stato il voto di una risoluzione dal parte dell'assemblea regionale, che ovviamente ha apportato alcune modifiche alla proposta avanzata dalla Giunta.”
“La nostra non è una battaglia teorica sul residuo fiscale ma è un modo concreto di combattere la spesa pubblica del nostro Paese, con il passaggio di alcune competenze agli enti locali saremo più competitivi.”
Secondo Enrico Brambilla “la via scelta dall'Emilia Romagna è quella corretta, la più breve e la più efficace, perchè il contenuto stesso della proposta avanzata al Governo è stato condiviso con le forze sociali ed economiche. Ai lombardi, invece, è stato prospettato un plebiscito, un'investitura a Maroni, che pure non ne aveva bisogno, per iniziare una trattativa senza un'indicazione precisa. Peraltro il percorso attuato dall'Emilia-Romagna andrà attuato anche in Lombardia, a meno che non si voglia usare l'esito del referendum, come temo, non per ottenere quanto previsto dalla Costituzione ma per sollevare un conflitto con il Governo al solo fine elettorale. Che poi è il modo di operare della Lega.”
Milano, 20 ottobre 2017

Ogni elettore, oltre a scegliere il candidato presidente e la lista preferita potrà votare fino a due candidati consiglieri, purché di sesso diverso. La legge prevede anche l’aumento del numero massimo dei candidati previsti per ogni lista: nelle province di Lodi e Sondrio, le minori per popolazione, passano da uno a due, in tutte le altre circoscrizioni provinciali in cui il numero massimo di candidati era dispari sarà arrotondato al numero successivo.
Rammarico, invece, per la mancata riduzione delle firme necessaria per la presentazione delle liste elettorali, proposta dal Pd e dal M5S in linea con la riduzione prevista a livello nazionale. Il Pd, con il capogruppo Brambilla, ha annunciato che presenterà un progetto di legge ad hoc per tentare in extremis di modificare la normativa.
Il progetto di legge è stato approvato con 61 sì, 1 no e 8 astenuti.
 
 
Milano, 21 dicembre 2017