LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA N. 260 del 10 Giugno 2020

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Venerdì, 07 Agosto 2020

Carissimi, nei giorni scorsi sono tornate a riunirsi, per quanto ancora con modalità a distanza, le Direzioni Nazionale e Regionale del PD.
Mi fa piacere quindi condividere il testo del mio intervento nella seduta di lunedi 8 giugno della Direzione Lombarda, alla presenza del vice segretario nazionale Andrea Orlando.
Se qualcuno vorrà discuterne, sono a disposizione.
Buona ripresa a tutti


Stiamo attraversando una fase inedita piena di insidie ma altrettanto ricca di potenzialità, nella quale il partito lombardo, così come quello nazionale, si gioca una parte importante del proprio destino.
Riepilogo per punti ed in maniera molto stringata quelli che sono, a mio avviso, i tratti distintivi,  di questa fase.
1) La Lombardia è stata ed è tuttora l’epicentro dell’emergenza sanitaria. I dati di questi giorni, per quanto in evidente miglioramento, inducono ancora ad avere molta attenzione. Nessun allarmismo ma nemmeno nessuna rimozione. Il viceministro Sileri oggi dice che non esiste alcun “caso Lombardia”: io penso invece che abbia fatto bene Andrea Orlando a chiedere al ministro Speranza di venire in questa Regione, non per commissariarla ma per far capire che senza una vera e leale collaborazione tra istituzioni non se ne esce, smontando così anche le velleità iperautonomiste della maggioranza regionale e ponendo e basi per un auspicato superamento dell’attuale sperimentazione.
2) L’emergenza sanitaria ha messo a nudo le debolezze politiche e di modello di questa Regione, che noi dobbiamo giustamente continuare ad evidenziare. Al tempo stesso però è emersa ancora una volta la straordinaria ricchezza di questa regione, fatta di professionalità, umanità, volontà di migliaia di professionisti della sanità, lavoratori, associazioni. Tenere insieme questi due racconti, ed offrire una sponda di riconoscimento a questo pezzo di Lombardia è per noi essenziale se ambiamo ad un ruolo che non sia di eterna opposizione.
3) Ora siamo alle prese con l’emergenza economica: attenzione, se per la parte sanitaria possiamo far ricadere buona parte delle responsabilità ed inefficienze sulla guida regionale, il peso della crisi economica e sociale è tutto sulle nostre spalle. Ha ragione Zingaretti nel  rimandare al mittente, come ha fatto oggi in Direzione Nazionale, le accuse e le semplificazioni della destra. Tuttavia non possiamo sfuggire alle attese delle persone. Le misure sin qui messe in campo stanno servendo a garantire la respirazione al nostro polmone produttivo in affanno, ma ora anche qui serve il vaccino. In queste prime settimane di ripresa predomina ancora nel mondo produttivo un senso diffuso di incertezza, l’incapacità di programmare oltre il breve periodo, di orientare progetti ed investimenti. Non ci salveremo coi plexiglass né coi monopattini, né rilanciando consumi o filiere più funzionali alle importazioni di tecnologie straniere che al mercato interno.
Eppure in Lombardia abbiamo settori cruciali, dall’aeronautica alla farmaceutica dal tessile all’alimentare (siamo la prima regione agricola) ed un tessuto straordinario di piccole e medie imprese. Attenzione anche ad una illusione ottica: il vaccino non è la liquidità di cui tanto si parla ma che, anche grazie all’ottimo lavoro svolto da noi in europa non è mai stata così disponibile. Il rischio è la cattiva allocazione della tanta liquidità esistente, la troppa liquidità improduttiva.
Il vaccino non è la moneta ma la politica economica.
4) Milano è a sua volta epicentro di questo tsunami, per la sua stessa natura di metropoli, per le reti lunghe che ne hanno caratterizzato lo sviluppo, per gli impatti della mobilità o dello smart working che mette in ginocchio interi distretti del terziario.  Questa considerazione mi fa dire che su Milano occorra un ragionamento specifico come per le altre piattaforme lombarde evitando di uniformare forzosamente realtà molto diverse. Siamo però consapevoli che a Milano si gioca nei prossimi mesi una competizione decisiva. Il partito milanese ha tutte le forze e le capacità per continuare a fare un buon lavoro, quello lombardo lo può e deve affiancare sapendo che la Lombardia non si riduce a Milano ma che senza Milano sarebbe per noi tutto più difficile.
5) Il centrodestra lombardo ha dimostrato tutta la sua inconsistenza ed incapacità. Una prima conseguenza è quanto rilevato ieri dall’editoriale del Foglio: il centro di gravità politica italiana non è mai stato così vicino a Roma e così lontano da Milano. Non si tratta qui di fare astratte rivendicazioni di campanile, ma di comprendere il rischio che questo deficit di rappresentanza venga colmato da altri, e segnatamente dal nuovo presidente di Confindustria portatore di una visione aggressiva e neorestauratrice dei rapporti sociali. Significativo quanto avvenuto di recente con la vicenda Irap, che ha visto prevalere il pressing confindustriale per una misura che ha assorbito risorse importanti con discutibile efficacia ed equità, senza peraltro averne in cambio neppure un armistizio. In compenso milioni di cittadini e piccoli operatori hanno immutate le scadenze e gli importi per l’Imu (16 giugno) o per l’Irpef a fine mese, con prevedibile crescita del malcontento.

Per concludere, sulla base di queste schematiche riflessioni, ritengo ci sia un lavoro profondo per noi da compiere in una regione disorientata alla quale offrire una seria prospettiva di futuro.
Senza spocchia, studiandone a fondo ancor più di quanto abbiamo fatto nel passato la composizione sociale, del lavoro, della produzione.
Ed aprendo poi una relazione utile col partito nazionale e col governo per accorciare il più possibile la distanza tra gli sforzi messi in campo ed il loro approdo sul territorio. Per questo è importante la presenza con noi qui oggi di Andrea Orlando che ringrazio anche per aver saputo in questo periodo rimettere al centro della discussione temi essenziali per l’identità del PD e della sinistra.
          
Enrico Brambilla 

www.enricobrambilla.it   

 

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