L’ordine del giorno numero 144 riprende considerazioni sviluppate da molti Colleghi nel corso del dibattito sul Programma regionale di sviluppo dove abbiamo evidenziato, in diversi modi, che questo programma, pur contendendo alcune affermazioni interessanti e per certi versi condivisibili, è però carente dal punto di vista della fissazione delle priorità, dell’individuazione dei tempi di realizzazione e, soprattutto, delle risorse necessarie per dare corpo alle questioni qui indicate.
Il programma non fa poi i conti in particolar modo con l’impatto, rispetto alla finanza locale, alla finanza regionale, da un lato del risultato e dei riflessi della Manovra Finanziaria del Governo nazionale, dall’altro delle ricadute che deriveranno dall’adozione, ormai prossima, dei decreti legislativi sul federalismo fiscale e quindi della attribuzione di spazi sempre maggiori di autonomia impositiva alle Regioni.
Per questo, noi chiediamo che su questi temi il Consiglio impegni la Giunta innanzitutto a fornire un quadro chiaro, per quanto sintetico, delle compatibilità finanziarie tra l’impianto programmatico qui portato all’approvazione del Consiglio e le risorse disponibili individuando, come detto, priorità e tempi, oltre che risorse, in particolare affrontando ora la partita fiscale ad evitare che l’avvento del federalismo fiscale e della nuova capacità impositiva attribuita alla Regione si traduca per i nostri concittadini in un possibile aumento ulteriore della pressione fiscale.
Chiediamo cioè che non si ponga mano a nessun incremento, in particolar modo per quanto riguarda l’addizionale regionale sull’IRPEF, anzi si cominci a ragionare sulla possibilità che l’attuale 0,5 aggiuntivo allo 0,9 di base possa essere alleggerito. Soprattutto, che si percorra concretamente la prospettiva di una graduale riduzione della pressione dell’imposta regionale sulle attività produttive.
Chiediamo poi che, in particolar modo per i servizi essenziali del trasporto pubblico e del diritto allo studio, le riduzioni dei trasferimenti dallo Stato alle Regioni non impattino sui servizi medesimi e sulla contribuzione a questo punto delle famiglie.
Infine, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra Regione ed Enti locali, Regione Lombardia si faccia promotrice della definizione di un patto di stabilità ridiscusso a livello territoriale che liberi risorse disponibili nelle nostre comunità per far ripartire investimenti e per garantire la qualità e il livello dei servizi erogati ai nostri concittadini.
L’altro ordine del giorno si occupa in particolar modo del mondo del lavoro e del mondo dell’impresa.
Anche qui, parte dalla presa di considerazione che tra le più dirette ripercussioni della manovra economica ci sarà la riduzione considerevole dei fondi destinati al sostegno delle imprese e allo sviluppo. Questione, questa, particolarmente preoccupante in presenza di un dato circa la disoccupazione nella nostra Regione che ha ormai raggiunto le trecento mila unità e l’alto livello del precariato, in particolar modo per quanto riguarda le nuove assunzioni nelle imprese.
Per questo chiediamo di orientare le politiche per le imprese, soprattutto vista la scarsità delle risorse disponibili, a sostenere alcuni particolari settori, quelli che maggiormente impattano verso la possibilità di accompagnare l’impresa lombarda nei mercati internazionali, quelli che maggiormente accompagnano l’impresa lombarda nella ricerca, nell’innovazione, nella crescita, soprattutto delle piccole e medie imprese e dell’artigianato.
Chiediamo che tutto il sistema della Pubblica Amministrazione si impegni a rispettare i sessanta giorni massimi di tempo per il pagamento dei fornitori, oggi fortemente disatteso, in particolare nel settore della Pubblica Amministrazione.
Chiediamo una ridiscussione della legge numero 1 del 2007 sulla competitività, accorpando le risorse e semplificando, come anche dai banchi della maggioranza è stato chiesto nel corso di questo dibattito, i bandi che faticano a raggiungere gli obiettivi proposti proprio perché non rispondenti spesso alle effettive esigenze del mondo delle imprese, e a ridefinire le nozioni di distretto e di metadistretto lavorando soprattutto alla costruzione di filiere produttive, in particolar modo nei settori emergenti, e di sostenere attivamente l’applicazione, anche in Regione Lombardia, della Direttiva europea sullo “Small Business Act”.
Sul piano, invece, delle politiche dell’occupazione e del lavoro, ciò che particolarmente ci preoccupa è, ovviamente, il tema del precariato, la possibilità quindi di offrire maggiore formazione ai nostri giovani per superare la contraddizione palese di avere oggi molti giovani senza lavoro e molti lavori senza giovani.
Occorre quindi migliorare l’incrocio tra la domanda e l’offerta di lavoro e tutti gli strumenti che sono a disposizione di Regione Lombardia per favorire e migliorare il sistema.
Chiediamo di intervenire soprattutto nelle aree di lavoro rimaste scoperte da ogni tutela.
Chiediamo di sostenere le fasce più deboli estendendo la copertura con gli ammortizzatori sociali alle figure attualmente scoperte.
Chiediamo di porci l’obiettivo di sostenere l’occupazione femminile. Abbiamo qui individuato l’obiettivo di un aumento di almeno settanta mila unità circa l’attuale stato di occupazione per avvicinarci all’attuale media europea, senza dimenticare naturalmente le altre figure oggi particolarmente bisognose di attenzione di solidarietà.
L’ultimo richiamo, da questo punto di vista, viene fatto alla possibilità di introdurre incentivi fiscali per i contratti di solidarietà, nonché politiche attive e specifiche per il reinserimento al lavoro degli over quarantacinque.
Il programma non fa poi i conti in particolar modo con l’impatto, rispetto alla finanza locale, alla finanza regionale, da un lato del risultato e dei riflessi della Manovra Finanziaria del Governo nazionale, dall’altro delle ricadute che deriveranno dall’adozione, ormai prossima, dei decreti legislativi sul federalismo fiscale e quindi della attribuzione di spazi sempre maggiori di autonomia impositiva alle Regioni.
Per questo, noi chiediamo che su questi temi il Consiglio impegni la Giunta innanzitutto a fornire un quadro chiaro, per quanto sintetico, delle compatibilità finanziarie tra l’impianto programmatico qui portato all’approvazione del Consiglio e le risorse disponibili individuando, come detto, priorità e tempi, oltre che risorse, in particolare affrontando ora la partita fiscale ad evitare che l’avvento del federalismo fiscale e della nuova capacità impositiva attribuita alla Regione si traduca per i nostri concittadini in un possibile aumento ulteriore della pressione fiscale.
Chiediamo cioè che non si ponga mano a nessun incremento, in particolar modo per quanto riguarda l’addizionale regionale sull’IRPEF, anzi si cominci a ragionare sulla possibilità che l’attuale 0,5 aggiuntivo allo 0,9 di base possa essere alleggerito. Soprattutto, che si percorra concretamente la prospettiva di una graduale riduzione della pressione dell’imposta regionale sulle attività produttive.
Chiediamo poi che, in particolar modo per i servizi essenziali del trasporto pubblico e del diritto allo studio, le riduzioni dei trasferimenti dallo Stato alle Regioni non impattino sui servizi medesimi e sulla contribuzione a questo punto delle famiglie.
Infine, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra Regione ed Enti locali, Regione Lombardia si faccia promotrice della definizione di un patto di stabilità ridiscusso a livello territoriale che liberi risorse disponibili nelle nostre comunità per far ripartire investimenti e per garantire la qualità e il livello dei servizi erogati ai nostri concittadini.
L’altro ordine del giorno si occupa in particolar modo del mondo del lavoro e del mondo dell’impresa.
Anche qui, parte dalla presa di considerazione che tra le più dirette ripercussioni della manovra economica ci sarà la riduzione considerevole dei fondi destinati al sostegno delle imprese e allo sviluppo. Questione, questa, particolarmente preoccupante in presenza di un dato circa la disoccupazione nella nostra Regione che ha ormai raggiunto le trecento mila unità e l’alto livello del precariato, in particolar modo per quanto riguarda le nuove assunzioni nelle imprese.
Per questo chiediamo di orientare le politiche per le imprese, soprattutto vista la scarsità delle risorse disponibili, a sostenere alcuni particolari settori, quelli che maggiormente impattano verso la possibilità di accompagnare l’impresa lombarda nei mercati internazionali, quelli che maggiormente accompagnano l’impresa lombarda nella ricerca, nell’innovazione, nella crescita, soprattutto delle piccole e medie imprese e dell’artigianato.
Chiediamo che tutto il sistema della Pubblica Amministrazione si impegni a rispettare i sessanta giorni massimi di tempo per il pagamento dei fornitori, oggi fortemente disatteso, in particolare nel settore della Pubblica Amministrazione.
Chiediamo una ridiscussione della legge numero 1 del 2007 sulla competitività, accorpando le risorse e semplificando, come anche dai banchi della maggioranza è stato chiesto nel corso di questo dibattito, i bandi che faticano a raggiungere gli obiettivi proposti proprio perché non rispondenti spesso alle effettive esigenze del mondo delle imprese, e a ridefinire le nozioni di distretto e di metadistretto lavorando soprattutto alla costruzione di filiere produttive, in particolar modo nei settori emergenti, e di sostenere attivamente l’applicazione, anche in Regione Lombardia, della Direttiva europea sullo “Small Business Act”.
Sul piano, invece, delle politiche dell’occupazione e del lavoro, ciò che particolarmente ci preoccupa è, ovviamente, il tema del precariato, la possibilità quindi di offrire maggiore formazione ai nostri giovani per superare la contraddizione palese di avere oggi molti giovani senza lavoro e molti lavori senza giovani.
Occorre quindi migliorare l’incrocio tra la domanda e l’offerta di lavoro e tutti gli strumenti che sono a disposizione di Regione Lombardia per favorire e migliorare il sistema.
Chiediamo di intervenire soprattutto nelle aree di lavoro rimaste scoperte da ogni tutela.
Chiediamo di sostenere le fasce più deboli estendendo la copertura con gli ammortizzatori sociali alle figure attualmente scoperte.
Chiediamo di porci l’obiettivo di sostenere l’occupazione femminile. Abbiamo qui individuato l’obiettivo di un aumento di almeno settanta mila unità circa l’attuale stato di occupazione per avvicinarci all’attuale media europea, senza dimenticare naturalmente le altre figure oggi particolarmente bisognose di attenzione di solidarietà.
L’ultimo richiamo, da questo punto di vista, viene fatto alla possibilità di introdurre incentivi fiscali per i contratti di solidarietà, nonché politiche attive e specifiche per il reinserimento al lavoro degli over quarantacinque.
