Non so se dal dibattito di stamattina si sia adeguatamente percepita l’importanza di questo momento, in generale – credo – per la credibilità nostra, della politica di questa Istituzione. Abbiamo, su questo tema, giustamente, gli occhi puntati di molti lavoratori che stanno vivendo situazioni drammatiche e che da quest’aula si attendono non già una disquisizione sulle generiche grandi questioni dell’economia internazionale, quanto l’adozione di alcuni impegni concreti che vadano a dare delle risposte ai problemi che quotidianamente loro stanno sostenendo.
Da questo punto di vista, devo dire che il dibattito di questa mattina a me è parso ancora molto lontano dall’individuazione esatta di queste risposte e di questi impegni, che sono sicuramente molto complessi, molto difficili, che nessuno di noi può dare per scontato di avere, ma che intanto presuppongono, credo, una lettura seria della crisi, una lettura che ne individui, con maggiore precisione, le caratteristiche e che non sia una lettura – come ho sentito fare questa mattina anche dal Presidente di Regione Lombardia – un po’ troppo consolatoria.

Non è vero, purtroppo, come è stato detto, che la Regione Lombardia sente più di altre Regioni la crisi perché ha un’economia più aperta, più virtuosa, meno sostenuta dalla spesa pubblica e, conseguentemente, ha maggiormente di altre Regioni subìto gli effetti di questa crisi. Questo non è vero. Non è vero perché la realtà è che la crisi di Regione Lombardia ha una storia molto lunga, la realtà è che purtroppo da troppo tempo questa Regione si è andata progressivamente allontanando dall’Europa, la realtà è che da troppo tempo questa Regione sta crescendo a ritmi inferiori rispetto a quelli degli altri contesti di riferimento, delle Regioni traino d’Europa, oltre che delle altre Regioni italiane.

Da questo punto di vista mi verrebbe da dire “attenzione” al Vice Presidente Gibelli, perché se attuassimo la sua proposta, di avere i trasferimenti sui fondi infrastrutturali in relazione alla crescita del PIL, dovremmo dire che, poiché la Regione Lombardia è cresciuta meno delle altre Regioni italiane, Regione Lombardia dovrebbe avere trasferimenti inferiori rispetto a quelli di altre Regioni italiane.

Come dicevo, la crisi ha un’altra genesi. C’è un rapporto interessante di Banca d’Italia, dei primi mesi di quest’anno, che ci dice come, rispetto a un gruppo di Regioni europee che, all’inizio degli anni Duemila, erano simili alla Lombardia per struttura produttiva e per caratteristiche economiche, la nostra Regione abbia mostrato nel periodo dal 2000 al 2007, quindi prima ancora che si manifestassero, poi, i segnali più duri della crisi, una scarsa dinamica del prodotto pro capite in connessione con il netto calo della produttività del lavoro. Quali sono le ragioni che hanno portato a questo risultato? Una minore dotazione di capitale umano, una bassa incidenza nella spesa di ricerca e sviluppo sul prodotto, un’attività brevettuale stagnante. In altre parole, durante la recessione, la Lombardia ha sofferto un calo dell’attività molto più marcato.

Se queste sono le ragioni vere della crisi che, anche qui, è molto consolatorio per noi oggi ritenere principalmente una crisi di natura finanziaria... In realtà ormai gli studi, anche più evoluti e più recenti, hanno abbandonato questa lettura del fatto che la crisi nel 2008 sia scoppiata esclusivamente per lo scoppio di una bolla finanziaria. Questa semmai è stata, a sua volta, una conseguenza di una crisi che è innanzitutto una forte crisi di domanda dovuta ad una pessima distribuzione delle capacità reddituali in Italia e nel mondo.

Probabilmente dovremmo molto più ricordarci del fatto che, se ci sono tanti lavoratori e tante famiglie che non arrivano a poter spendere nella famosa “quarta settimana” del mese, vuol dire che in quella medesima quarta settimana del mese ci sono tante industrie e tanti commercianti che non possono vendere, perché c’è qualcuno che non può sostenere la domanda. Da lì, allora, dovremmo probabilmente tutti ripartire per cercare anche di mettere in campo gli strumenti necessari ad affrontare adeguatamente le ragioni di questa crisi, anche perché gli strumenti che sono stati messi in campo e che ci sono stati a lungo raccontati questa mattina, che sono sicuramente strumenti importanti, anche dal punto di vista numerico, si sono – ahinoi – troppo spesso dimostrati strumenti inefficaci.

Basterebbe citare qualcuna di quelle situazioni che stamane anche il Presidente di Regione Lombardia ci ha raccontato, anzi ha portato ad esempio come processi virtuosi di soluzione di crisi industriali. Ne cito una su tutte: ha citato il caso della Carlo Colombo di Agrate. Vorrei evidenziare che, in questo caso, trentacinque lavoratori su cinquanta sono ancora alla ricerca di un posto di lavoro, che il loro replacement non è andato assolutamente a buon fine, che ancora la scorsa settimana si sono presentati alla Provincia di Monza e che ancora quei lavoratori stanno minacciando di risalire su quel tetto, dal quale erano scesi fiduciosi che quelle ipotesi di attività di reimpiego e di reindustrializzazione funzionassero. Purtroppo, non hanno funzionato. Così come non hanno funzionato altri interventi in altre situazioni particolarmente complesse.

Di fronte a questo, che fare? Noi abbiamo presentato un ordine del giorno, sul quale speriamo ci sia la possibilità di confrontarci e nel quale cerchiamo di individuare quelle che, dal nostro punto di vista, sono le assolute priorità rispetto alle quali orientare le politiche di Regione Lombardia, almeno per quello che è di propria competenza.

Qui ne cito alcune che credo siano quelle di maggiore rilievo. Anzitutto, c’è un problema al quale dobbiamo dare risposta, ossia la copertura degli ammortizzatori sociali per tutto l’anno 2012. Anche qui, Assessore Rossoni, lei ha perfettamente ragione quando richiama alla necessità che ci sia, per mantenere la copertura degli ammortizzatori sociali, una adesione da parte dell’impresa e una manifestazione di buona volontà nel proseguire un percorso di reindustrializzazione, ma dall’altra parte non possiamo neppure pensare che a pagare lo scotto della inattività dell’impresa finiscano per essere i lavoratori.

Ho appreso da poco che finalmente ieri è stato siglato un nuovo accordo sulla cassa integrazione, ad esempio, per i lavoratori di Bames, i quali dal febbraio di quest’anno non percepivano i quattrini per via del fatto che l’imprenditore, in quel caso, non si era adeguatamente attivato portando al tavolo del Ministero un adeguato Piano di reindustrializzazione. Questo è un problema. Certo, non possiamo elargire quattrini a pioggia agli imprenditori che non siano interessati effettivamente ad un Piano di reindustrializzazione della propria impresa, ma ciò – ribadiamo – non può andare a scapito dei lavoratori.

In secondo luogo, lei ci ha ricordato ancora le politiche attive dal punto di vista del lavoro, il fatto che per l’accesso alla cassa si sia richiesta ai lavoratori la frequentazione di corsi e tutto il sistema della dote lavoro. Bene, però – anche qui – questo risponde in maniera molto parziale se andiamo, poi, a vedere l’efficacia di gran parte di questi corsi e dove si è orientata la domanda spontanea. Viene da chiedersi se effettivamente tutti i soldi siano stati ben spesi.

Rimane, però, centrale nel sistema lombardo, ma direi nel sistema Italia, anzitutto la fornitura di adeguati servizi di accompagnamento al reimpiego dei lavoratori. È questa oggi la grande scopertura, il grande tema che noi abbiamo la necessità di riuscire ad andare a coprire, attraverso una rete adeguata di servizi di accompagnamento per chi perde il proprio posto di lavoro e non deve essere lasciato solo nella ricerca di un’altra forma di impiego.

Una terza questione la poniamo dal punto di vista delle risorse: sappiamo che sono risorse sempre più contenute e che, quindi, vanno sempre meglio orientate. Da tempo abbiamo chiesto un monitoraggio sull’efficacia di molte delle misure messe in campo, di molti dei bandi che sono stati aperti da questa Regione. Qui proponiamo un indirizzo che, dal nostro punto di vista, deve essere quello centrale in tutte le politiche che Regione Lombardia dovrà assumere, e che possiamo riassumere in uno slogan: “Un euro per un posto di lavoro”. Non un euro deve essere speso da Regione Lombardia se questo euro non è in grado di accompagnare la formazione di un nuovo posto di lavoro, se non va ad essere investito esattamente nella creazione di nuove forme di impiego, perché questo deve essere l’asse centrale prioritario di ogni politica di sostegno.

Ci sono, poi, una serie di altri punti che abbiamo elencato nel nostro ordine del giorno, che probabilmente qualche altro Collega poi illustrerà. Chiudo su un ultimo tema, che a me sembra particolarmente importante e che mi sta particolarmente a cuore, anche tenendo conto del territorio dal quale provengo. È stata più volte citata, anche stamane, la crisi del distretto dell’high-tech del vimercatese. Crediamo che su questo Regione Lombardia debba mettere in campo per la prima volta una misura, che è quella, peraltro, richiesta dallo stesso Ministero dello sviluppo economico quando chiede che, per attivare le forme di accordo di programma previste dalle possibilità di interventi sulla reindustrializzazione, anzitutto Regione Lombardia decreti l’esistenza in quell’area di una situazione di crisi complessa. Questa è una procedura prevista da un decreto ministeriale, che conoscete molto bene, del marzo del 2010, che mi risulta essere stata seguita da altre Regioni (dalla Regione Veneto per il caso di Porto Marghera, dalla Regione Piemonte per il caso della crisi del tessile sul Verbano Cusio Ossola e da altre Regioni per altre situazioni di crisi) e che Regione Lombardia ancora non ha deciso di attivare, ma che noi riteniamo importante riconoscere proprio per permettere di mettere in campo tutte le misure adeguate al sostegno delle imprese e, soprattutto, dei lavoratori che stanno pagando in prima persona questa situazione di crisi.

Avremmo concordato alcune modifiche a questo ordine del giorno. Laddove si dice “Il Consiglio regionale impegna la Giunta ad” al punto 4) verrebbe cancellato l’inciso “in particolare RAID”. Quindi verrebbe “utilizzare gli strumenti che la Regione ha a disposizione, concordando con le parti sociali”. Chiediamo di togliere quel riferimento a RAID che ci dicono essere uno strumento improprio per questa finalità. Al punto 5) verrebbero cancellate le parole “presso ARIFL” perché la cabina di regia viene altrimenti collocata. Verrebbe eliminato il punto 6). Al punto 11) vengono cancellate le parole “dei distretti e settori che rappresentano” e quindi diventa “sostegno al made in Italy”. Poi si aggiungerebbe alla frase “settore moda e design” “ricerca e innovazione”. Al punto 13) verrebbero aggiunte in apertura le parole “Aprire un tavolo con il MiSE (Ministero dello sviluppo economico) al fine di verificare la sussistenza”. Infine alla frase “dà mandato alla Commissione competente di sottoporre al Consiglio una specifica risoluzione” verrebbe aggiunto il punto 8) che recita “la possibilità di orientare i bandi regionali alla creazione di occupazione aggiuntiva”.

Il Partito Democratico esprimerà voto favorevole a questo ordine del giorno. Possiamo discutere dal punto di vista tecnico se le proposte ivi contenute sono le più adeguate. Certo è che l’ordine del giorno va nell’indirizzo che peraltro è presente anche nella proposta di riforma fiscale che il nostro partito ha da tempo avanzato di detassare tutto ciò che rimane all’interno dell’azienda.

Questa è una proposta che noi stiamo da tempo sostenendo. Questo ordine del giorno, in parte, corrisponde a questo tema. Conseguentemente lo voteremo.