poltrona rossa4

Dalla Direzione
Ieri ho partecipato per la prima volta alla Direzione Nazionale del PD, in qualità di membro della Commissione Nazionale di Garanzia.
Ne sono uscito rinfrancato e con la convinzione che, per quanto lungo potrà essere il nostro cammino nel deserto gialloverde, valga la pena di percorrerlo insieme.
Buona parte del merito va riconosciuta a Nicola Zingaretti, capace di condurre il gruppo ed indicare una meta. Riconosco però anche a molti di coloro che sono intervenuti con posizioni critiche di averlo fatto quasi sempre nel merito, contribuendo quindi ad una sintesi migliore.
Siamo in una situazione del tutto inedita: c’è una crisi permanente di di governo, palese ma ufficialmente negata. Nulla sembra più unire Lega e 5 stelle se non la difesa del potere: eppure la maggioranza in parlamento è ampia ( si veda quanto successo sul decreto sicurezza-bis ) ed il rapporto con il Paese ancora apparentemente solido. Nè i pessimi risultati economici nè gli scandali Siri e Russia-gate sembrano incidere sul l’orientamento degli italiani, semmai più colpiti dalle manipolazioni del caso Bibbiano alimentato tutto in chiave anti PD.
L’assenza di una qualsiasi cultura istituzionale tra i protagonisti rende ad oggi imprevedibile qualsiasi esito: io presumo che questo governo durerà ancora a lungo: ma se così non fosse, ieri è stato chiaramente ribadito che il PD non sarà disponibile a nessun accordo in questa legislatura.
Abbiamo quindi evitato di dividerci su un argomento degno della miglior teologia bizantina: l’anima dei cinquestelle, ovvero se siano uguali, migliori o peggiori della Lega.
Mettiamola così: sono ugualmente pericolosi nel disprezzo della democrazia rappresentativa, meno oscurantisti su alcuni temi etici (vaccini a parte), più inaffidabili e settari.
In ogni caso è da escludere qualsiasi ipotesi di alleanza con loro e con questo gruppo dirigente.
Ciò detto occorre guardare al futuro, lavorare sulle loro contraddizioni, evitare di schiacciarli sulla Lega, alimentarne gli smottamenti, recuperare almeno in parte il loro elettorato.
Affinché ciò sia possibile il PD deve darsi un’identità più netta e riconoscibile, concorrenziale al M5S ed alternativa alla Lega.
Facendo, infine, attenzione al pericolo ancor maggiore: la capacità di del centrodestra di ricompattarsi quando necessario. Ne abbiamo avuto un segnale chiaro ieri a Monza e Brianza, nell’elezione del nuovo Presidente della Provincia. Purtroppo per un pugno di voti Concetta Monguzzi è stata sconfitta. Non ho ancora tutti gli elementi per capire cosa ci sia mancato, ma è chiaro cosa abbia fatto vincere gli altri.

Buona estate

Dall’assemblea nazionale PD
Ieri si è tenuta l’assemblea nazionale del PD. Probabilmente ne avrete già letto altrove i resoconti, pertanto non mi dilungo oltre su quanto già riportato dalla stampa nazionale: la relazione di Zingaretti, l’avvio della costituente delle idee (con appuntamento novembrino a Bologna per tirarne le fila), la riforma dello statuto affidata alla guida di Maurizio Martina, la critica al correntismo, la diffidenza della minoranza interna (ex maggioranza) esplicitata da Anna Ascani e dal voto contrario persino sulla nomina del collegio sindacale.
Da affezionato frequentatore di questa assise (credo di non averne persa una dalla fondazione del partito nel 2007) ho apprezzato la volontà, emersa nei tanti interventi che si sono succeduti, di voltar pagina, lasciarsi alle spalle le polemiche del passato e tornare ad interpretare i bisogni della società ed in particolare della parte meno abbiente.
Ne vale la pena ? Direi proprio di si, per almeno tre ragioni.
La prima e più importante è che ci troviamo in uno di quegli snodi della Storia (con la S maiuscola) in cui si potrebbe decidere il destino delle generazioni future. Che la crisi iniziata nel 2008 non sarebbe stata una delle tante cicliche del sistema capitalistico ma una vera crisi di sistema è ormai convinzione diffusa. Come scrive Mauro Magatti nella prefazione al bel libro dell’economista e gesuita francese  Gael Giroud ‘Transizione ecologica’: “… dalle grandi crisi si esce, prima o poi, con un nuovo paradigma capace di rispondere alla lezione che la crisi porta con sé. Senza questo lavoro di scavo e di riflessione, premessa di ogni reale innovazione, i problemi sono destinati a trascinarsi per anni. Con danni che possono essere anche molto gravi.”
La seconda, ancor più semplice da spiegare, è che dobbiamo far argine ad un governo che sta inquinando ogni pozzo dal quale si alimenta la tenuta sociale e la solidarietà umana.
Infine perché, senza presunzione ma con realismo, l’unico soggetto politico che possa in Italia affrontare positivamente le due questioni precedenti, è il Partito Democratico. Non è scontato che ci riesca, ovviamente, e soprattutto che possa farlo da solo. Ma, come ci ricordava Ilvo Diamanti qualche giorno fa su Repubblica, dietro a Salvini c’è vita solo nel PD. Sarebbe imperdonabile non sostenerlo.

Dall’Europa.
Tra quelli che han preso la parola  in assemblea il più efficace è stato a mio avviso David Sassoli. Che ha confermato le qualità che lo hanno portato a raggiungere la presidenza del parlamento europeo.  Si è discusso molto, nelle scorse settimane, sul nostro risultato delle recenti elezioni europee. Il 22,7% ha fatto tirare un sospiro di sollievo a chi temeva il peggio e storcere il naso ai nostalgici del quarantapercento. Tuttavia un fatto è indiscutibile: il PD pur con meno eletti è ancor più pesante nel nuovo parlamento (nel quale peraltro le forze sovraniste non hanno registrato il successo sperato). Giustamente ieri Zingaretti lo ha rivendicato: se l’Italia ha un ruolo oggi in Europa, lo deve al PD.
Restando sempre in campo internazionale, qualche riflessione lo merita anche il recente voto greco. La sinistra ha perso ma è viva. Anzi, i voti sommati di Syriza, Varoufakis, socialisti e comunisti supererebbero il 50%. La destra vince grazie ai danni dell’austerity imposta dalla BCE ma anche per una pessima legge elettorale ed alla capacità di recuperare anche i voti estremi, facendo quasi sparire Alba Dorada. Uno schema di gioco ormai conosciuto: l’egoismo coesivo della destra prevale sul narcisismo divisivo della sinistra.

Il Garante
Il momento di massima coesione nell’assemblea PD di ieri si è registrato sulla mia nomina nel Comitato dei Garanti nazionale. Unico voto all’unanimità. Forse perché manco sapevano chi fossi. Gentiloni, nel proporre la candidatura, ha letto il cognome Brambilla, poi qualcuno gli ha suggerito il nome: Enrico. Inizia una nuova responsabilità, che mi consente di partecipare anche alla Direzione Nazionale, ma che da subito si preannuncia impegnativa: ci sono da dirimere diverse questioni, a partire dalle liti nel partito siciliano.
Con questo caldo, poi…

E’ Festa
A Vimercate (Oreno) prosegue la festa PD da giovedi 18 a domenica 21
A Triuggio a partire da sabato 20.

 

Cambiamenti climatici
Che relazione c’è tra la crescita della temperatura del pianeta e quella della Lega (e dei nazionalsovranpopulisti di ogni dove) nei sondaggi ? Benché di natura e conseguenze molto diversi, i due fenomeni hanno una radice comune essendo entrambi prodotti del modello di sviluppo ed organizzazione sociale imposti dal capitalismo globalizzato. La rincorsa del profitto a breve termine, la mercificazione di ogni relazione, il prevalere degli interessi particolari rispetto ad una visione generale fanno sì che i cosiddetti beni comuni quali aria, acqua, terra, piuttosto che ricchezze da preservare, siano diventati solo oggetto di sfruttamento intensivo e distruttivo. Le cui conseguenze, in termine di reazioni naturali violente ed inedite stanno mutando meteorologia e geografia. Allo stesso modo, in politica, le reazioni spaventate e rancorose sono in gran parte conseguenze e risultato delle macerie sociali del turbocapitalismo finanziario. Temo che se non la si prende da qui, dal profondo dei sommovimenti in corso, sarà difficile per la sinistra ritrovare una ragion d’essere. Eppure, se non ora quando?

Adelante PD, con juicio
L’assemblea nazionale del PD della scorsa settimana ha preso atto delle dimissioni del segretario Martina ed avviato, di conseguenza, le procedure per l’elezione del suo successore. Quello che formalmente chiamiamo Congresso è in realtà un lungo e travagliato percorso elettorale in due tempi: prima le convenzioni dove votano gli iscritti, per selezionare i tre migliori da ammettere poi alle primarie. E’ però assai probabile che occorrano pure i tempi supplementari, poiché se nessuno dei candidati dovesse superare il 50% la parola finale spetterebbe alla nuova assemblea. Non avremo il nuovo segretario quindi prima della fine del mese di marzo 2019, ad oltre un anno dalla sconfitta delle elezioni politiche e con le elezioni europee ed amministrative a breve distanza. Non esattamente i tempi di reazione richiesti dalla situazione contingente. Quanto poi al merito delle proposte ci sarà modo per ragionarci nelle prossime settimane, partendo da una prima domanda: chi tra i candidati oggi in campo ha le potenzialità migliori per riportare a casa almeno una buona parte dei milioni di voti persi? Se ci pensiamo bene, tra loro ce n’è uno che il 4 marzo scorso ha vinto, dimostrando quindi sul campo di potercela fare.

Regione, Provincia, Comune
Vinicio Peluffo è il nuovo segretario regionale PD. E’ stato eletto col 60% circa dei voti. L’assemblea regionale è convocata per sabato 1 dicembre e dovrà eleggere direzione, tesoriere, comitato dei garanti. Pietro Virtuani è confermato segretario provinciale di Monza e Brianza: la sua è una maggioranza ancora più ampia, al 70%. A Milano ha vinto Silvia Roggiani, a Vimercate Francesca Crippa. La partecipazione, nonostante il calo generale degli iscritti, è stata comunque confortante e legittima pienamente i risultati. Ora si tratterà, ad ogni livello, di ricomporre le contrapposizioni congressuali e ricreare condizioni di cammino comune. Quel che ritengo soprattutto necessario è però ridare ruolo e strumenti a circoli e federazioni locali, oggi sempre più privi di risorse e relegati a funzioni di mobilitazione elettorale. Valuteremo nelle piattaforme dei prossimi candidati alla segreteria nazionale la volontà di dare una vera impronta federale al PD. Per me sarà una discriminante decisiva, a partire da come si vorranno gestire le risorse provenienti dal 2 per mille.

Se tutto quanto fa spettacolo 
Nei giorni scorsi sui social ho letto commenti anche da parte di persone di sinistra plaudenti all’iniziativa della sindaca di Roma di far demolire alcune villette abusive. Della serie: beh, quando i 5 stelle fanno qualcosa di buono, ripristinando la legalità, vanno riconosciuti e plauditi. Ed invece no. Questi bugiardi seriali (e la Raggi ne è fulgido esempio) vanno sempre smascherati. Hanno organizzato una colossale operazione mediatica, con centinaia di poliziotti, al solo fine di apparire. Dimenticando peraltro di dire che l’ordine di demolizione in questione era stato firmato dal presidente di Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
P.s.: Pure io, nel mio piccolo, durante il mandato da sindaco, feci demolire una lussuosa villa abusiva di proprietà di una famiglia “chiacchierata”. Tutto successe di prima mattina, con una decina di agenti e senza troppo clamore. Come dovrebbe agire chi ha più a cuore la buona amministrazione che la propria immagine.

Panchine rosse
La giornata contro la violenza sulle donne mi ripropone il dovere di ricordare Leonora e la sua storia tragicamente rappresentativa. Leonora aveva una trentina d’anni quando, nel luglio del 2005, venne barbaramente uccisa dal suo ex fidanzato che non si rassegnava alla separazione. Lui partì una mattina presto da casa sua a Cinisello, in autobus, con un coltello in tasca. La raggiunse a Trezzo, dove lei lavorava, e la assalì. Lui venne condannato a 16 anni, ora potrebbe essere libero, grazie ad un abbuono di pena. Non mi risulta si sia mai dichiarato pentito. Leonora era mia cugina e lavorava con me in Confartigianato. Con la famiglia, amici, colleghi, è in corso da anni un progetto per realizzare una scuola professionale in Camerun che ne porterà il nome, anche per insegnare a quei giovani il rifiuto della violenza.

Per due euro
La prossima domenica, 3 marzo, si tengono le primarie del PD per scegliere il segretario nazionale. E’ la quinta volta che ciò accade: in precedenza furono eletti Veltroni (2007), Bersani (2009) e Renzi (2013 e 2017). Penso sia da rivedere il modo con cui si svolge il congresso del partito, ridotto ad una conta interna più che ad un confronto sulle tesi, e che la scelta del proprio capo la debbano fare gli iscritti. Tuttavia non può sfuggire il fatto che queste primarie arrivino in un momento di particolare delicatezza, nel quale è in gioco la stessa sopravvivenza del PD. E poiché dalla sua scomparsa ne uscirebbe ulteriormente indebolita la già fragile democrazia italiana, mi accingo all’ennesimo appello al voto. Ad andare a votare, anzitutto: anche i non iscritti. Perché prima ancora che eleggere un leader occorre ribadire la volontà di mantenere aperto un progetto: e questo è un affare che dovrebbe interessare tutti i democratici.
Certo, poi la scelta tra i tre aspiranti  non è marginale: le differenze sono non solo personali ma di prospettiva. Io sostengo la necessità di voltare pagina, per riportare energia ed entusiasmo in un Paese pieno di paure: è lo slogan di Nicola Zingaretti, nella cui lista sono anche candidato per l’assemblea nazionale.
Tra l’altro Nicola ha raccolto i maggiori consensi nella prima fase, quella tra i tesserati: la sua conferma ora è l’unica strada per avere rapidamente un segretario pienamente legittimato che guidi la riscossa.

Il verde, il babbo, il celeste
La settimana politica è stata scandita da tre vicende a sfondo giudiziario, in sintonia con l’inarrestabile successo nel nostro Paese del genere giallo-noir. Prima il voto dei diversamente onesti che ha salvato Salvini, poi gli arresti domiciliari inflitti ai genitori di Renzi, infine quelli negati a Formigoni che in carcere c’è finito davvero: a Bollate, dove peraltro godrà di ottima cucina.
Personalmente non credo (in genere, non solo in questi casi) a nessuna delle seguenti teorie che si ripropongono: il complotto dei poteri forti, la giustizia ad orologeria, l’insindacabilità delle sentenze, le toghe amiche o nemiche a seconda del giudicato, etc. Viceversa ritengo che siano da riformare l’autorizzazione a procedere, le norme in base alle quali consentire la restrizione delle libertà personali e, soprattutto, i tempi della giustizia. Prendiamo l’ultimo dei tre casi citati, quello su cui ho anche qualche elemento di conoscenza più diretta che mi viene dall’esperienza in Consiglio Regionale.
Che Formigoni sia in galera non suscita in me particolare entusiasmo: non credo che la detenzione potrà avere gli effetti rieducativi previsti. Non mi muove però neppure una ipocrita pietas per un soggetto che non ne merita. Mi sale solo forte la rabbia verso chi (Lega in primis) gli ha permesso per anni di spadroneggiare, verso i tanti ( i salotti della finanza, dell’industria e del commercio lombardo ) che lo hanno sempre riverito e sostenuto, verso il sistema di potere che costruito, tuttora solido anche se con un altro colore di fondo.  La magistratura arriva quindi in ritardo, quando il corpo è ormai compromesso e le metastasi diffuse: ma non è solo sua responsabilità.

I ladri di merendine
I pentastellati lombardi sono furibondi perché hanno il sospetto che qualcuno, a Palazzo Pirelli, prelevi abusivamente merendine e bibite dallo sgabuzzino del loro gruppo consiliare. Ne hanno fatto un caso, portato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio e quindi oggetto di un provvedimento che vieta agli ‘estranei’ l’accesso al tredicesimo piano. Dalla chiusura dei porti alla chiusura degli armadietti: la sindrome dello straniero li sta ormai accecando. Perché mica sarà un problema di soldi o di onestà, per gente che difende i reati di Salvini il furto di una merendina è una quisquilia. E’ che le cattive frequentazioni hanno fatto smarrire loro  il senso dell’accoglienza: non solo verso i migranti ma anche verso i vicini di ufficio.

La farsa autonomia
Il regionalismo differenziato richiesto da Lombardia, Veneto ed Emilia viaggia su di un binario morto. Per come è stato sin qui condotto è un bene che sia così. Senza un’idea generale di riforma delle autonomie, senza chiarezza sulle finalità, non avendo definito i livelli essenziali delle prestazioni da garantire a tutti ne deriverebbe una pericolosa disarticolazione dello Stato da cui nemmeno i cittadini delle tre regioni interessate ricaverebbero beneficio. La prima forza politica ad essere in difficoltà è proprio la Lega, impegnata in una operazione di trasformazione da movimento territoriale a partito nazionalista. Finora ha saputo conciliare questa ambiguità ma prima o poi dovrà prender parte e pagar pegno. Le tiepide resistenze dei cinquestelle sono quindi funzionali ai disegni di Salvini che, al di là dei proclami, non ha alcun interesse ad accelerare. L’unica cosa certa, sin qui, sono i cinquanta milioni  spesi per un referendum inutile, parte dei quali per acquistare centinaia di tablet della cui fine si sono perse le tracce.

Appuntamenti
Martedi 26 alle 18.30 alla libreria il Gabbiano di Vimercate Enrico Letta presenta il suo libro: Ho imparato.

Democrazia
In un Paese distratto dalle festività natalizie si sta compiendo l’inevitabile epilogo della maggioranza gialloverde al governo: lo scardinamento della democrazia rappresentativa, relegata ad orpello in balia di pochi manovratori. Alla faccia di chi sostiene il primato della politica, l’impedimento al dibattito parlamentare consegna ai caporioni ed alle burocrazie interne ed estere la scrittura finale dei testi, dalla quale sempre dipende l’effetto reale di ogni provvedimento. È però assordante il silenzio che accompagna questo stravolgimento sostanziale delle regole. Ciò rivela quanto, ancor più del socialismo, sia in crisi il liberalismo, sfiancato da anni di sudditanza berlusconiana e reso strabico dall'ossessione antisinistra. Trovo sempre improprio usare categorie del passato per descrivere la contemporaneità, ma le assonanze tra gli albori del fascismo ed i tempi nostri si fanno inquietanti.

Congresso
Sei candidati per la segreteria del PD: parrebbe segno di abbondanza. Purtroppo invece è la dimostrazione della confusione che ha paralizzato il partito dopo il 4 marzo e della difficoltà di chi lo ha sin qui traghettato nel creare le condizioni della ripresa. Val la pena di ricordare che pur in quella dura sconfitta il PD ebbe il 18,7 dei voti, comunque superiori al 17,3 della Lega. In poco più di nove mesi Salvini ha visto crescere esponenzialmente il proprio consenso, noi siamo dati ancora in calo. Lui ha pensato a far politica, noi ci laceriamo in dibattiti paradossali pro o contro alleanze improponibili. Occorre un cambiamento radicale: questione di leadership, certo, ma ancor prima ed ancor più di idee. Ripresentarsi agli elettori con le stesse proposte già bocciate la scorsa primavera non credo ci gioverebbe. A questo dovrebbe servire il nostro congresso, che invece rischia di essere l’ennesima conta interna. Di questo passo conteremo sempre meno.

Speranze
Voglio però chiudere questo anno di passione tenendo accesa una fiammella di speranza. Per quanto incupito dagli accadimenti, forse ingenuamente continuo a pensare che un altro mondo sia possibile. Anzi, che sia necessario. Ed ancor più sinceramente considero il PD un luogo indispensabile. Per quanto bisognosa di ristrutturazione è pur sempre la mia casa, senza la quale resistere alle intemperie sarebbe molto più complicato. Molto dipenderà da quel che si riuscirà a fare nei prossimi mesi nel renderla più accogliente, a partire dalla capacità di fare una discussione che guardi più al futuro ed ai suoi bisogni che al passato ed alle nostre vicende interne. Buon 2019.

Letture
Per mettere un po’ di sostanza prima o dopo il veglione, suggerisco il nuovo libro di Mariana Mazzucato: “Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale” (Laterza). Dopo “Lo Stato Innovatore”, un altro contributo di grande interesse, che dall’analisi fa discendere proposte. Il capitolo finale è infatti titolato “L’economia della speranza”, e si chiude con l’auspicio di un futuro migliore per tutti. Di più veloce lettura “L’identità non è di sinistra” (Marsilio), del politologo americano Mark Lilla. Con qualche passaggio discutibile, anche per la diversa realtà di cui scrive, ma utile nel ricordare che non ci può essere una politica di sinistra senza un’idea di “noi”. Come sottofondo, per rimanere nel clima natalizio, l’ultimo album di Eric Clapton: Happy Xmas.

Appuntamenti
Per riprendere subito col giusto spirito ci si vede la sera del 3 gennaio a Valaperta, alla commemorazione dell’eccidio dei partigiani. Più che mai, ora e sempre Resistenza!
Il 12 gennaio a Milano è l’ora di Piazza Grande: con Nicola Zingaretti per costruire un’alternativa credibile alla vergogna gialloverde.